Tornio da vasaio

Modellare l'argilla facendola girare

Data
c. 4000 a.C.
Epoca
Preistoria
Fase
III Mestieri e città
Difficoltà

Tavola

Legenda
  1. 1Testa del tornio
  2. 2Vaso d'argilla
  3. 3Albero verticale
  4. 4Cuscinetto a collare
  5. 5Volano
  6. 6Ralla di base

Anatomia

Caricamento della figura…

Il tornio da vasaio è un disco pesante che gira su un asse verticale, così che l'argilla posta al centro può essere modellata in modo uniforme tutt'intorno dalle mani del vasaio. Nacque nel Vicino Oriente come tornietta lenta più di seimila anni fa; poi venne il tornio veloce, che accumula abbastanza slancio da tornire un vaso da una palla d'argilla.

Che cos’è

Il tornio da vasaio è una testa rotonda e piatta montata su un albero verticale che gira liberamente. Il vasaio mette al centro una palla d’argilla umida, la fa girare e la preme con le mani bagnate o con un attrezzo. Poiché ogni punto dell’argilla passa a turno sotto le mani, una sola pressione costante modella tutta la circonferenza in una volta.

Ce ne sono due tipi. Il tornio lento, o tornietta, si spinge a mano con piccoli colpi. Aiuta il vasaio a regolarizzare un vaso costruito a colombino e a rifinirne l’orlo. Il tornio veloce continua a girare da solo perché è pesante, e va abbastanza veloce per tornire: tirare su un vaso in pochi minuti da una palla piena, con la sola rotazione e le mani.

I due tipi si sovrappongono, e gli archeologi distinguono oggi la macchina dalla tecnica di foggiatura usata su di essa. La tavola mostra un tornio a pedata, un tornio veloce mosso col piede, del tipo usato nelle botteghe europee prima dei motori elettrici.

Come funziona

Il tornio a pedata ha un solo albero verticale, di solito di ferro. In alto porta la testa, all’altezza della vita del vasaio seduto. Vicino al pavimento porta il volano, un disco spesso e pesante di legno, pietra o calcestruzzo. L’albero gira in due cuscinetti: un collare appena sotto la testa che lo tiene diritto e una ralla in basso, dove la sua estremità a punta o arrotondata gira in una coppetta e regge tutto il peso.

Il vasaio siede su una panca dietro il tornio e spinge il volano con un piede. Un volano pesante richiede parecchie spinte per avviarsi, ma una volta in moto accumula energia e continua a girare mentre le mani lavorano. Più è pesante, e più il suo peso sta vicino al bordo, più a lungo mantiene la velocità. La maggior parte dei vasai fa girare il tornio in senso antiorario; in Giappone la tradizione è il senso orario.

Quattro piccole forme d’argilla in fila su teste di tornio: una palla centrata a cupola, una palla aperta, un cilindro basso e un vaso finito Le fasi della tornitura: centrare, aprire, tirare su un cilindro e dare la forma.

La tornitura segue un ordine fisso. Prima si centra l’argilla: la si preme con le due mani finché gira tonda e non sbanda più. Poi il vasaio la apre spingendo i pollici al centro, lascia un fondo e allarga l’argilla in un anello spesso. Tirando verso l’alto, una mano dentro e una fuori, alza la parete, più sottile e più alta a ogni passata. Infine gonfia o stringe la forma, liscia l’orlo e stacca il vaso dalla testa con un filo. Mani e argilla restano bagnate per tutto il tempo, e una stecca di legno appoggiata alla parete che gira la liscia e toglie l’acqua in eccesso.

Gli attrezzi del vasaio: una stecca di legno, un filo da taglio con impugnature, una spugna, un bastoncino appuntito e una mirette di filo Attrezzi del tornitore: una stecca per lisciare la parete, un filo per staccare il pezzo, una spugna, un bastoncino e una mirette per rifinire.

L’argilla conserva le tracce di come è stato fatto un vaso. Le scanalature e i segni lasciati da dita e attrezzi sulle pareti interna ed esterna, e il modo in cui l’argilla è stratificata all’interno, permettono agli archeologi di distinguere un vaso tornito da una palla su un tornio veloce da uno costruito a colombino e solo modellato su un tornio. Molti dei primi vasi «al tornio» si rivelano del secondo tipo, ed è così che si segue la lenta diffusione della tornitura. Anche gli attrezzi lasciano tracce: la stecca lascia una fascia liscia, e un filo passato sotto un vaso che gira ancora lascia sul fondo un disegno curvo a conchiglia.

Come costruirlo

Un tornio a pedata si costruisce in un laboratorio con legno, un albero d’acciaio, due cuscinetti e un volano colato in proprio. Il progetto di Mother Earth News citato nelle fonti usa un telaio di circa 75 cm (30 pollici) per lato, che regge anche il sedile. Il volano finito pesa circa 60-75 kg: scegliete supporti, mozzo e fissaggi adatti a quel carico, oppure seguite un progetto completo pubblicato.

Costruire il telaio. Imbullonate un telaio a forma di cubo con montanti di 10 × 10 cm e traverse di 5 × 10 cm, con una traversa appena sotto il bordo superiore per il cuscinetto alto e una traversa robusta in basso per quello basso. Fissate una tavola da sedile dietro e un poggiapiedi più o meno all’altezza del ginocchio, dal lato della spinta.

Montare albero e cuscinetti. Usate un albero d’acciaio diritto di circa 25 mm di diametro. Imbullonate un supporto a flangia in piano sulla traversa bassa, che regga il peso, e un secondo supporto a flangia in piano sotto un appoggio della traversa alta, che tenga l’albero diritto; bloccateli entrambi sull’albero con i grani. I cuscinetti stagni autoallineanti sono i più semplici. Controllate col filo a piombo che l’albero sia perfettamente verticale e giri senza toccare il legno.

Colare il volano. Tagliate un disco di compensato di circa 60 cm con un foro esattamente al centro, infilatevi l’albero e imbullonate al compensato un mozzo o un collare d’acciaio fissato all’albero. Avvolgete il disco con una striscia di cartone catramato o lamiera per formare uno stampo alto da 15 a 18 cm, fissate attraverso il compensato dei bulloni che sporgano nello stampo e riempite con 10-12 cm di calcestruzzo, che farà presa attorno al mozzo. Aspettate almeno due giorni prima di spostarlo, tenetelo umido durante la maturazione e non fatelo girare prima che il calcestruzzo abbia raggiunto la resistenza indicata dal produttore per metterlo sotto carico.

Montare la testa. Inserite l’albero con il volano nei supporti e fissate in cima una testa di legno o metallo di 25-30 cm. Fate girare a mano e correggete ogni sbandamento prima di mettere l’argilla.

Sicurezza. Il volano è pesante e continua a girare a lungo: tenete dita, piedi e abiti larghi fuori dallo spazio fra volano e telaio, e non fermatelo mai afferrandone il bordo. Non salite né state in piedi sul volano, perché potreste danneggiarne il fissaggio. Usate occhiali e guanti per impastare il calcestruzzo, che è caustico. La polvere d’argilla contiene silice: pulite tornio e pavimento a umido, mai spazzando a secco.

Storia ed evoluzione

Due dischi di basalto scuro, quello superiore con un perno conico sotto, quello inferiore con l’incavo corrispondente Una tornietta di pietra in due pezzi: il disco superiore gira sul suo perno, alloggiato nell’incavo della pietra inferiore.

Per migliaia di anni i vasi si fecero a mano, prima che esistesse il tornio. Fra i più antichi dispositivi rotanti per la ceramica ben studiati ci sono quelli del Levante meridionale, della seconda metà del V millennio a.C.; torni più antichi altrove sono discussi. Le ricerche di Valentine Roux e dei suoi colleghi mostrano che i vasai di quella regione costruivano i vasi a colombino e poi li modellavano sul tornio, e che solo pochi specialisti facevano questo lavoro, per ciotole fini di rango particolare. Secondo questa lettura il primo tornio si diffuse più per prestigio che per rapidità.

Nel periodo di Uruk, in Mesopotamia, verso il 3400 a.C., il tornio veloce era in uso, e un tornio da vasaio trovato a Ur è stato datato verso il 3100 a.C. La tecnica raggiunse l’Egeo nel III millennio a.C., anche se è discusso se sia passata per Creta, e la Britannia soltanto nel I secolo a.C. Nelle Americhe i vasai produssero ceramica fine senza alcun tornio fino al contatto con gli Europei. Nel mito egizio il dio Khnum plasma i primi esseri umani su un tornio da vasaio.

Non si sa con certezza quando sia comparso il tornio a pedata, con il suo lungo albero e il volano spinto col piede; alcuni torni antichi si giravano a mano o con un bastone. Torni più tardi usarono un pedale e una manovella per trasformare il moto alterno della gamba in rotazione, e oggi molti torni sono azionati da motori elettrici.


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