Concia delle pelli

Pelli, corteccia di quercia, mesi in vasca

Data
c. 1500 a.C.
Epoca
Antichità
Fase
II Insediamento
Difficoltà
Legenda
  1. 1Cavalletto del conciatore
  2. 2Coltello a due manici
  3. 3Pelle in fase di depilazione e scarnatura
  4. 4Calcinaio
  5. 5Strato di corteccia di quercia macinata
  6. 6Pelle stesa nella vasca di concia
  7. 7Bagno di concia

La concia trasforma una pelle cruda, che bagnata marcisce presto e seccando diventa dura come il legno, in un cuoio morbido che resiste molto meglio alla putrefazione. Nel metodo in vasca la pelle viene liberata da peli e carne, poi lasciata per mesi in acqua con corteccia di quercia macinata, i cui tannini si legano alle fibre.

Che cos’è

Un blocco di cuoio tagliato che mostra la superficie liscia, il fiore, sopra uno strato di fibre intrecciate, accanto a un pezzo di pelle cruda ancora col pelo Cuoio in sezione, ingrandito: il fiore liscio in alto, l’intreccio di fibre di collagene sotto. Accanto, pelle cruda con il pelo.

Una pelle fresca è fatta soprattutto di acqua e di collagene, una proteina intrecciata in un feltro fitto di fibre. Col caldo comincia a marcire in pochi giorni. Se prima si secca, diventa pelle cruda, dura e cornea, che in acqua si ammorbidisce e marcisce se resta bagnata.

Il cuoio è una pelle le cui fibre sono state modificate perché resista a entrambe le cose. Può bagnarsi e asciugarsi con un rischio molto minore di marcire o irrigidirsi, si taglia, si cuce e si modella, e tenuto all’asciutto dura secoli. Se ne facevano scarpe, finimenti, secchi e mantici. I cacciatori ammorbidivano le pelli con grasso e fumo, più tardi si usò l’allume, e oggi quasi tutto il cuoio è conciato con sali di cromo. Questa tavola segue il metodo usato in Europa e nel Mediterraneo per circa duemila anni: la concia vegetale con la corteccia, in vasca.

Come funziona

Molte piante accumulano tannini, composti amari che le difendono da insetti e funghi. La corteccia di quercia ne è ricca, come il legno di castagno, le foglie di sommacco, le galle di quercia e i baccelli di acacia. La corteccia macinata lasciata in acqua dà un liquido bruno che i conciatori chiamavano bagno di concia.

In questo bagno le molecole di tannino si infilano tra le fibre di collagene di una pelle pulita e vi si legano in molti punti. Così rivestite, le fibre non si incollano più asciugando e i batteri le degradano molto più lentamente. La pelle diventa un cuoio sodo e bruno.

Il tannino entra dalla superficie. Un bagno forte fin dall’inizio chiuderebbe gli strati esterni e lascerebbe crudo il cuore. Per questo le pelli cominciavano in un bagno debole, già usato, e passavano in bagni sempre più forti nel corso di settimane e mesi.

Prima bisogna aprire la pelle. L’acqua di calce o una liscivia di cenere di legna la fa gonfiare, allenta le radici dei peli e toglie parte del grasso e delle proteine molli. Poi si possono raschiare il pelo e lo strato superficiale e pulire il lato carne, così che il tannino entri da entrambe le facce.

Come si costruisce

Ecco, a grandi linee, il metodo tradizionale alla corteccia delle concerie, applicato a una sola pelle di vacca; non è una ricetta collaudata. Calcolate quasi un anno. Servono la pelle di un animale sano e di provenienza nota, tini o barili a tenuta stagna, calce spenta o cenere di legna, molta corteccia di quercia secca, un cavalletto di legno e un coltello smussato a due manici.

Rinverdire e calcinare. Tenete una pelle salata in acqua pulita per un giorno o due finché torna floscia, poi mettetela in acqua con calce spenta o liscivia di cenere, rimestando ogni giorno. La pelle è pronta quando il pelo si stacca spingendolo col pollice.

Depilare e scarnare. Stendete la pelle sul cavalletto inclinato, pelo in alto, e spingete il coltello smussato lontano da voi per togliere il pelo. Giratela e raschiate il lato carne per eliminare grasso e membrane. Lavate via la calce in più acque, perché la calce rimasta nella pelle rovina la concia; il bagno debole e un po’ acido della fase successiva porta via il resto.

Due mani staccano da un tronco di quercia una lunga striscia di corteccia con un attrezzo piatto di legno, accanto strisce di corteccia arrotolate La corteccia di quercia si stacca in primavera, quando la linfa la separa dal legno.

Preparare la corteccia. Scortecciate in primavera querce abbattute, fate seccare la corteccia, macinatela e lasciatela in acqua per alcuni giorni.

Conciare in vasca. Mettete prima la pelle in un bagno debole e muovetela ogni giorno per qualche settimana. Poi stendetela piatta o piegata in un tino, tra due strati di corteccia macinata, e copritela con un bagno più forte. Le concerie impilavano così molte pelli nella stessa vasca. Rinnovate corteccia e bagno ogni pochi mesi. Da J & F J Baker, nel Devon, ultima conceria tradizionale alla corteccia di quercia della Gran Bretagna, le pelli restano tre mesi nel bagno e altri nove impilate con la corteccia. Per controllare, tagliate una scaglia dalla parte più spessa: il cuoio è conciato quando il bruno è passato da parte a parte, senza una striscia chiara al centro.

Asciugare e ingrassare. Sciacquate, lasciate asciugare piano all’ombra e fate penetrare olio o sego finché il cuoio è ancora umido.

Sicurezza. La calce e la liscivia di cenere sono caustiche e possono ustionare pelle e occhi. Indossate guanti impermeabili, occhiali protettivi e stivali, e usate calce spenta e non calce viva, che si scalda violentemente a contatto con l’acqua. Sciacquate subito con molta acqua uno schizzo sulla pelle; se la calce entra in un occhio, lavatelo senza sosta con acqua pulita e chiedete subito aiuto medico. Le pelli crude possono portare spore di carbonchio (antrace), che entrano dai tagli o si respirano con la polvere e causano una malattia grave; a occhio non si capisce se una pelle è contaminata. Usate solo pelli di animali controllati e di provenienza nota, mai di un animale trovato morto, coprite i tagli, non scuotete né battete le pelli secche e lavate mani e abiti dopo il lavoro. Se pensate di essere stati esposti, o se dopo il lavoro con le pelli compaiono una piaga, febbre o difficoltà a respirare, andate subito dal medico e dite che maneggiate pelli. I bagni di calce e di concia inquinano: teneteli in tini a tenuta stagna, lontano da pozzi, sorgenti e ruscelli, e non versate mai il bagno esausto sul terreno, negli scarichi o in acqua; portatelo a un punto di raccolta adatto.

Storia ed evoluzione

Una pelle di cervo legata a un telaio di pali, con un raschiatoio di selce immanicato in corno di cervo ai suoi piedi e un piccolo fuoco fumante accanto Molto prima delle vasche, le pelli venivano tese, raschiate, lavorate col grasso e affumicate.

Le pelli si lavoravano molto prima di conciarle. In molte regioni i cacciatori facevano penetrare cervello o altri grassi in una pelle raschiata e poi la affumicavano, perché potesse bagnarsi senza indurire. Ötzi, morto sulle Alpi intorno al 3300 a.C., indossava pelli di capra, pecora, cervo e vitello, e una scarpa della grotta di Areni-1, in Armenia, datata al 3627-3377 a.C., sembra di cuoio bovino. Come siano state trattate resta incerto.

Datare la concia vegetale è difficile: solo l’analisi chimica rivela come fu trattato un cuoio antico, e gli studiosi ne leggono i risultati in modo diverso. Carol van Driel-Murray osserva che i cuoi dell’età del bronzo erano trattati per lo più con grasso, olio o fumo. Eppure l’analisi di cuoi egizi del Metropolitan Museum, pubblicata nel 2017, ha trovato tannini vegetali in oggetti del Medio o del Nuovo Regno, tra il 2000 e il 1100 a.C. circa. Il botanico greco Teofrasto scrisse delle piante da concia intorno al 300 a.C., e nell’Europa nord-occidentale il cuoio conciato arriva con la conquista romana. A Pompei una conceria con quindici vasche cilindriche era ancora in attività quando l’eruzione del 79 d.C. la seppellì.

L’allumatura, che usa un sale minerale al posto del tannino, dava un cuoio chiaro e morbido, apprezzato per i guanti, ma l’acqua ne dilava l’allume e la pelle può tornare dura seccando. La concia in vasca cambiò poco fino alla fine dell’Ottocento, quando i sali di cromo ridussero il lavoro da mesi a giorni. La concia al cromo è un processo industriale con scarti tossici, non un mestiere da fare in casa. Il cuoio conciato alla corteccia si produce ancora per selle, cinture e suole.


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