Carta

Un supporto economico per la memoria

Data
c. 150 a.C.
Epoca
Antichità
Fase
III Mestieri e città
Difficoltà

Tavola

Legenda
  1. 1Pile a magli che battono gli stracci fino a farne pasta
  2. 2Tino della pasta
  3. 3Forma
  4. 4Cascio
  5. 5Torchio a vite con una posta di feltri e fogli
  6. 6Fogli stesi ad asciugare

Anatomia

Caricamento della figura…

La carta è un sottile feltro di fibre vegetali, battute in acqua, raccolte su un setaccio e fatte asciugare finché si legano le une alle altre. Più leggera delle listelle di bambù e più economica della seta o della pergamena, ha portato la scrittura e poi la stampa dalla Cina degli Han al resto del mondo.

Che cos’è

La carta è un foglio di fibre vegetali separate, disperse in acqua e depositate in uno strato sottile. Asciugando, lo strato resta unito senza colla. Il papiro, invece, è fatto di strisce del midollo del papiro, una pianta palustre, pressate in senso incrociato, e la pergamena è pelle animale.

Si può ricavare perfino da scarti come stracci e vecchie reti da pesca. Da circa duemila anni fa da supporto a scritti, stampe, denaro e carte geografiche.

La tavola mostra il metodo europeo a mano, rimasto in uso finché le macchine non lo sostituirono nell’Ottocento.

Come funziona

Corteccia di gelso, fibra di canapa, una rete da pesca e stracci accanto a un mortaio di pietra Corteccia, canapa, stracci e vecchie reti: i materiali citati nel rapporto di Cai Lun del 105.

La resistenza della carta viene dalla cellulosa, la lunga molecola delle pareti cellulari vegetali. Battute in acqua, le fibre si gonfiano e si sfaldano in fibrille sottili. Mentre lo strato umido asciuga, l’acqua avvicina le fibre e in ogni punto di contatto si formano legami a idrogeno. L’acqua li scioglie, e per questo la carta bagnata si strappa così facilmente.

Per prima cosa la materia prima diventa pasta. In Cina corteccia, canapa e più tardi bambù venivano messi a bagno, bolliti e pestati. In Europa gli stracci di lino e di canapa marcivano per qualche settimana, poi venivano battuti nelle pile da magli di legno, sollevati dalle camme sull’albero di una ruota idraulica.

L’angolo di una forma vergata con fili sottili, filoni e una filigrana in filo metallico a forma di testa di bue Vergelle sottili, filoni più robusti e una filigrana cucita in filo metallico.

La pasta viene stemperata in un tino d’acqua finché sembra latte annacquato. Il lavorante immerge la forma, un telaio di legno su cui sono tesi fili metallici sottili, e la solleva in piano. Sopra poggia un telaio mobile, il cascio, che delimita il bordo del foglio. Mentre l’acqua scola, il lavorante scuote brevemente la forma nei due sensi, perché le fibre si incrocino e si intreccino.

Il ponitore rovescia la forma su un feltro di lana, e il foglio umido resta sul feltro. Feltri e fogli si impilano in una posta, che va sotto un torchio a vite per spremere gran parte dell’acqua. Poi i fogli asciugano su corde. Per scrivere con penna e inchiostro, in Europa i fogli si immergevano nella gelatina animale; senza di essa l’inchiostro si spande come sulla carta assorbente.

Come fabbricarla

Gli stracci di cotone o lino, la canapa e la corteccia interna del gelso sono le fibre più facili. Il legno va macinato a macchina o cotto con prodotti chimici.

Preparare la fibra. Tagliate gli stracci a pezzetti. Lasciateli a bagno diversi giorni, poi batteteli con un pestello o un mazzuolo su una pietra piatta, finché un pizzico agitato in un barattolo d’acqua si apre in una nuvola soffice, senza più fili. La corteccia va prima bollita per qualche ora in acqua e cenere di legna, in una pentola di ferro o d’acciaio inox (mai d’alluminio), poi sciacquata finché l’acqua esce limpida e la fibra non è più scivolosa al tatto, e infine battuta.

Fare la forma e il cascio. Costruite due telai identici in legno a fibra dritta, delle dimensioni del foglio voluto. Su uno tendete un setaccio fine: filo di ottone, tela a trama fitta oppure sottili steli di bambù o d’erba legati uno accanto all’altro, come facevano i cartai in Asia. Il telaio nudo è il cascio.

Formare il foglio. Riempite la vasca d’acqua e aggiungete pasta finché l’acqua diventa torbida. Tenete insieme forma e cascio, immergeteli dal lato opposto, sollevateli in orizzontale e scuoteteli con delicatezza mentre l’acqua scola.

Trasferire sul feltro e pressare. Togliete il cascio, rovesciate la forma a faccia in giù su un feltro umido e premete lungo il dorso perché il foglio resti sul feltro. Mettete sopra un altro feltro e ripetete. Pressate la pila tra assi appesantite o in un torchio a vite.

Asciugare e collare. Appendete i fogli a una corda, oppure stendeteli con una spazzola su un’asse liscia. Per scriverci a inchiostro, immergete i fogli asciutti in gelatina tiepida e diluita o in colla d’amido, e lasciateli riasciugare.

Sicurezza. La liscivia di cenere brucia la pelle e gli occhi: indossate guanti e occhiali protettivi, e fate bollire la fibra all’aperto. Il pavimento intorno al tino resta bagnato e scivoloso. Le pile a magli mosse dall’acqua e i torchi a vite possono schiacciare le dita, quindi, prima di metterci le mani, staccate la ruota, bloccate i magli perché non possano ricadere e allentate il torchio.

Storia ed evoluzione

Per secoli l’invenzione fu attribuita a Cai Lun, funzionario alla corte degli Han orientali, che nel 105 d.C. presentò all’imperatore un modo di fare la carta con corteccia, scarti di canapa, stracci e reti da pesca. L’archeologia ha spostato indietro la data: un frammento con una mappa, rinvenuto in una tomba a Fangmatan (Gansu), risale al II secolo a.C. Probabilmente Cai Lun perfezionò il procedimento e rese la carta adatta alla scrittura.

L’arte della carta raggiunse la Corea, il Vietnam e, all’inizio del VII secolo, il Giappone. Si dubita che prigionieri cinesi catturati a Talas nel 751 l’abbiano portata a Samarcanda, perché lì la carta si usava già prima. Dal mondo islamico il mestiere arrivò in Spagna, dove a Xàtiva si faceva carta già nel XII secolo.

Nel XIII secolo le cartiere di Fabriano, in Italia, introdussero le pile a magli mosse dall’acqua, la collatura con gelatina e la filigrana. Ulman Stromer aprì nel 1390 a Norimberga la prima cartiera documentata in terra tedesca.

Una delle prime macchine Fourdrinier: cassa d’afflusso, tela metallica continua, presse a rulli e arrotolatore Nella macchina continua la forma diventò una tela metallica senza fine e il foglio un nastro continuo.

Nel 1799 il francese Louis-Nicolas Robert brevettò una macchina che formava la carta su una tela metallica senza fine. I fratelli Fourdrinier ne finanziarono lo sviluppo in Inghilterra, e le macchine moderne mantengono la stessa disposizione. Negli anni Quaranta dell’Ottocento Friedrich Gottlob Keller in Sassonia e Charles Fenerty in Nuova Scozia dimostrarono che il legno macinato poteva sostituire gli stracci. La pasta di legno rese la carta molto più economica e aiutò la diffusione dei giornali, ma spesso era acida, e molti libri dell’Ottocento sono ingialliti e diventati fragili, mentre la carta di stracci del Quattrocento è ancora morbida.


Scrivi un nome, una data, un materiale, un ambito…